mercoledì 17 ottobre 2012

LA BALLATA DI GIACINTO E LA SIRENETTA -8

Un falco azzurro li guidò alla meta,
fra quelle rocce impervie con amore.
Helga ormai non sentiva più dolore,
e aveva in cuore una gioia segreta.

Finalmente raggiunsero la vetta
della montagna. Sotto un grande pino
una fontana zampillava schietta
dentro ad un azzurrognolo bacino.

- Questa è la fonte dove io bevevo -
disse Giacinto con un gran sorriso
- quando ero un bimbo, e quello che vedevo
mi sembrava davvero un paradiso.

Ma un brutto giorno la fonte svanì,
sconvolta da un orrendo terremoto
che distrusse ogni cosa. Ed ora è qui,
tornata come da un paese ignoto.

Tese la mano ad Helga, e la invitò
a bere un sorso di quell'acqua pura.
Helga lo fece: ed ecco che parlò
e cantò, tutta lieta e ormai sicura.

Al posto delle pinne, ecco, ora porta
due belle gambe, ed un bel passo snello.
Che meraviglia! A un tratto in piedi è sorta,
canta e sorride, e abbraccia il suo monello.

Saltella il cane intorno a loro, e freme.
Con gioia si conclude l'avventura.
Helga e Giacinto resteranno insieme
per una vita lieta e duratura.


FINE DELL'AVVENTURA

martedì 16 ottobre 2012

BALLATA DI GIACINTO E LA SIRENETTA -7

Prima, però, pagatemi la cena! -
- Noi, soldi non ne abbiamo!- urlò il monello
sconcertato. Ma, senza darsi pena,
la sirenetta trasse da un borsello

minuscolo, che aveva alla cintura,
una perla azzurrina assai pregiata,
e l'offre all'oste, che si rassicura
per questa ricompensa inaspettata.

Partirono col cielo ancora oscuro.
Sul far dell'alba, ai limiti di un bosco
c'era una strada fiancheggiante un muro.
Giacinto disse: - Sì, la riconosco!-

Era un'aspra salita. Helga esitava.
Anche il cane era incerto. - Come vanno
le tue pinne, carina? Su, da brava! -
E presero a salire senza affanno.

Ora Helga sorrideva. Nel suo cuore,
pur costretta a tacere, lei sentiva
nascer pian piano un briciolo d'amore
che al suo piccolo amico ormai la univa.

E quelle pinne, non più doloranti,
erano salde e forti sul sentiero:
il miracolo chiesto il giorno avanti
già si stava compiendo per davvero.

(continua)

lunedì 15 ottobre 2012

LA BALLATA DI GIACINTO E LA SIRENETTA -6

- Hai niente altro, padrone, per favore? -
chiese Giacinto in tono un po' pietoso.
La sirenetta intanto, con fervore,
chiedeva al cielo un dono assai prezioso.

L'oste, adesso, si mostra più cortese,
e serve un piatto di verdura calda,
e un vassoio di trote e maionese.
Il cuore dei viandanti si rinsalda.

- Dove andate? - con aria maliziosa
chiede l'oste ai ragazzi. - Ma...chissà!
Cerchiamo una sorgente misteriosa,
dove si attinge la felicità -

- Forse posso aiutarvi - disse l'uomo.
- Seguitemi...- E discesero pian piano
in una grotta grande come un duomo.
Spinse un sasso quadrato con la mano.

Un riquadro di luce celestina
apparve alla parete, e tutti intenti
vi guardarono dentro: una stradina 
si snodava tra boschi iridescenti.

- Salite quella strada - disse l'oste.
- Un falco azzurro vi accompagnerà,
scoprendo tra le rocce più nascoste 
la sorgente che dà felicità -

(continua)

domenica 14 ottobre 2012

LA BALLATA DI GIACINTO E LA SIRENETTA -5

Helga fa un gesto anche al bambino
perché si riposi sul bel prato;
pure il cane si stende a lei vicino,
e dal dolore sembra consolato.

Domirono due giorni, o chissà quanto; 
e appena si destarono, di fronte,
una luce d'arancio e d'amaranto
tingeva tutto intorno l'orizzonte.

- Andiamo,andiamo, è ora ormai di agire -
disse il bambino. Ed Helga, sorridente,
si alzò decisa, senza più soffrire.
Il cane andò con loro agevolmente.

Andarono per ore, su una via 
odorosa di glicini e di alloro.
Poi videro un'insegna d'osteria,
e cercarono un poco di ristoro.

L'oste sembrava un orco assai ringhisoso;
li accolse con malgarbo, a muso duro.
- Oggi per noi è giorno di riposo!
Se volete, c'è un po' di pane scuro -

Ai nostri amici, tanta era la fame,
quel pane piacque più di una focaccia, 
la più squisita di tutto il reame.
In un minuto, non ne restò traccia.

(continua)

sabato 13 ottobre 2012

LA BALLATA DI GIACINTO E LA SIRENETTA - 4

- Via di qua, cuccioli presuntuosi:
questa terra per voi è proibita.
Dovrete far lunghi giri tortuosi
per ritrovare la strada smarrita -

E con un improvviso spintone
buttan giù per una botola nascosta
i due miserelli. Un arpione
li afferra e li trascina senza sosta.

Helga, la sirenetta,
ha le pinne ormai doloranti.
Che destino ora li aspetta?
Potranno ancora andare avanti?

Buio improvviso. Un tonfo violento.
Poi silenzio assoluto: E una luce
fievole, e un doloroso lamento.
Una porta aperta: chissà dove conduce...

E' un giardino pieno di violette.
E in un angolo, raggomitolato,
un cagnolino emette
un lungo gemito sconsolato.

Helga, con passi esitanti,
si avvicina e lo accarezza pian piano;
ed il cane, con occhi imploranti,
lecca la sua piccola mano.

- Dormi, dormi, Helga - sembran dire
quegli occhi di animale sofferente -
dormi, perchè il sonno può lenire
anche il dolore più cocente.

(continua)

venerdì 12 ottobre 2012

LA BALLATA DI GIACINTO E LA SIRENETTA - 3

Bussa alla porta del castello
la sirenetta, ma non ha risposta.
Ed ecco arrivare bel bello
una rosseggiante aragosta.

- Dammi la tua voce, per favore,
sirenetta, e la porta si aprirà: 
quando un giorno troverai l'amore,
il tuo canto certo tornerà.

La porta del castello ora si è aperta,
la sirena il suo canto ha già perduto.
C'è una gran luce: i due entrano in fretta;
si serrano i battenti in un minuto.

Lungo un corridoio scintillante
vanno avanti quasi all'infinito.
Giacinto ora è un poco esitante.
si sente solo e stordito.

Vuol parlare con la sirenetta:
lei scuote la testa, sperduta.
Agita le mani in fretta,
e gli fa capire che è muta.

Bisogna fermarsi, o andare avanti?
I due sono esitanti e assai dubbiosi.
Ma ecco comparire due giganti
dagli occhi infuocati e furiosi.

(continua)

giovedì 11 ottobre 2012

LA BALLATA DI GIACINTO E LA SIRENETTA - 2

Nella terra si aprì una scaletta,
e il bambino subito scese;
scendeva sempre più in fretta,
e arrivò in uno strano paese.

Le case erano di corallo,
le fontane di acquamarina,
le finestre di puro cristallo,
e d'oro una grande piscina.

Il bimbo nell'acqua si getta,
e sempre più vi sprofonda, 
quand'ecco una sirenetta
portarlo a cavallo di un'onda

giù per un gran mulinello,
fino a una verde vallata
e a un luminoso castello.
Ma c'è un drago che sbarra l'entrata.

Ha sette teste di fuoco,
piedi con ferrei uncini:
ha da sperare ben poco
chiunque gli si avvicini.

Si nasconde, la sirenetta,
in un cespuglio d'alghe vicino,
e con una soave canzonetta
addormenta il drago pian pianino.

(continua)
 

mercoledì 10 ottobre 2012

LA BALLATA DI GIACINTO E LA SIRENETTA - 1

C'era una volta un bambino
che si chiamava Giacinto;
era figlio di un contadino,
ma da grandi sogni era spinto.

Abitava in una casetta
sperduta nella campagna,
fra prati di verde erbetta
ai piedi di un'alta montagna.

Il padre si chiamava Giovanni,
era alto, forte e robusto; 
aveva trentaquattr'anni
e lavorava di gusto.

La madre aveva nome Enrica,
era piccola, bruna e ridente,
attiva come una formica,
non si stancava mai di niente.

Giacinto aveva sette anni,
ed era un po' mingherlino;
combinava sempre malanni,
non stava fermo un momentino.

Un giorno Giacinto andò nel bosco,
e vide dei sassi brillare.
- E' qualcosa che non conosco!-
disse, e si mise a scavare.

(continua)

martedì 9 ottobre 2012

11. Il miracolo e il canto

Giacinto era felice, e invitò Helga a bere a quella fonte, che era davvero quella della felicità e dell'amore.
Helga bevve un lungo sorso, poi guardò sbalordita il suo amico Giacinto, e lo abbracciò, parlando e cantando per la grande gioia. Nello stesso momento, le sue pinne si trasformarono in due belle gambe snelle, che lei guardò con gioia e meraviglia.
Giacinto, commosso, ricambiò con amore l'abbraccio di Helga. Anche il cagnolino, felice, saltellava intorno a loro con vero entusiasmo.
Quello tra Helga e Giacinto fu un abbraccio che durò tutta una vita di amore e di profondo affetto.
I genitori di Giacinto accolsero con grande simpatia la bella Helga dai lunghi capelli neri e dalle gambe snelle, lei che per tanto tempo era stata una sirenetta.
FINE DELL'AVVENTURA

lunedì 8 ottobre 2012

10. Helga sente nascere l'amore

La strada, però, era in aspra salita, ed Helga guardò preoccupata le sue pinne. Il cagnolino si accodò a lei, ma Giacinto si mise a parlare con tenerezza alla sirenetta: - Come vai, cara amica? ce la fai, con le tue pinne? Su, coraggio, stiamo per arrivare -
Helga, a quelle parole, sentì crescere dentro di sé quel sentimento di affetto, molto simile all'amore, che già stava nascendo dai giorni precedenti, anche se non aveva la parola per esprimerlo. Le pinne, ora, non le dolevano più, erano divenute salde e forti come gambe vere: il miracolo chiesto ardentemente il giorno prima si stava già verificando.
Finalmente giunsero sulla vetta della montagna, guidati nei tratti più difficili da un bellissimo falco azzurro. Sotto un grande pino c'era una bella fonte, il cui zampillo andava a raccogliersi in un bacino trasparente.
Giacinto la riconobbe subito. - Questa è la fonte alla quale io bevevo da piccolo, e questo luogo mi sembrava proprio un paradiso. Ma un brutto giorno ci fu un orrendo terremoto, e la fonte svanì nel nulla. Ora è tornata come per miracolo, forse da un paese misterioso come il viaggio che abbiamo compiuto -

domenica 7 ottobre 2012

9. Il volo del falco azzurro

- Risalite per quella strada - spiegò l'oste - Seguite il volo d un falco azzurro, e risalendo tra aspre rocce arriverete a una fonte che dicono sia quella della felicità -
I ragazzi lo ringraziarono felici , ma lui improvvisamente cambiò tono e gridò: - Prima di lasciarvi andare via, dovete pagarmi la cena: la mia famiglia non vive d'aria! -
Giacinto si sentì perduto: - Non abbiamo il becco di un quattrino - gridò. Ma Helga lo rassicurò con un gesto: alla cintura aveva un piccolissimo borsello, e ne trasse una magnifica perla azzurrina, offrendola all'oste che rimase sbalordito e ne fu molto contento.
Ripartirono subito, anche se il cielo era già scuro. Il sentiero nel bosco si riconosceva anche al buio, perché gli alberi sembravano iridescenti. Sul far dell'alba, erano arrivati fuori dal bosco, e trovarono una stradina che fiancheggiava un muro.
Giacinto era incredulo: quel  muretto e quella stradina li conosceva benissimo, non erano lontani dalla sua casa e dal suo paese.

sabato 6 ottobre 2012

8. La sorgente della felicità

L'oste, pensando di guadagnarci qualcosa, rinunciò alla sua cena, e portò un bel vassoio di trote condite con la maionese, e una buona verdura calda.
Giacinto, Helga e il cagnolino si sentirono rinfrancati. L'oste, incuriosito, chiese. - Dove siete diretti? -
- Ma, veramente...non lo sappiamo bene neanche noi. Cerchiamo una sorgente sconosciuta: chi beve ad essa, ottiene l'amore e la felicità - disse Giaicnto: ed Helga fece un cenno di conferma.
- Forse posso aiutarvi - disse l'oste, che si era molto ammorbidito nel suo atteggiamento. - Venite con me! -
Li fece entare in una enorme grotta, e appoggiandosi con la sua robusta mano a una grande pietra quadrata riuscì a spostarla. Una luce celestina comparve, e spingendo avanti lo sguardo videro una stradina che penetrava in un bosco dai colori dell'iride.

venerdì 5 ottobre 2012

7. Un'insegna di osteria

- Andiamo, andiamo! - disse con energia rinnovata Giacinto. - Dobbiamo affrontare decisi la nostra via -
Anche Helga sentiva che la sua sofferenza era finita, e lo stesso cagnolino sembrava rigenerato nelle sue forze.
La via era bella, fancheggiata da piante di alloro e da glicini odorosi. A un tratto videro un'insegna di osteria, e capirono di essere molto affamati e assetati.
Ma l'oste si presentò piuttosto male: sembrava un orco ringhioso e li accolse con brusche parole, annunciando che quello, per lui, era il giorno di riposo. Alle loro insistenze, disse di avere solo del pane secco: essi lo accettarono, si sedettero su una panca, e lo divorarono come se si trattasse della più morbida e saporita focaccia.
Giacinto, facendosi coraggio, chiese all'oste se avesse ancora qualcosa, mentre la sirenetta rivolgeva nel suo animo una fervente preghiera al Signore: quella di acquistare un paio di gambe al posto delle sue pinne, con le quali non era facile camminare sulla terraferma.

giovedì 4 ottobre 2012

6. Un giardino pieno di violette

L'atmosfera marina si è fatta buia all'improvviso. E si scatena un violentissimo rumore. Segue un silenzio assoluto. Poi si intravede una debole luce, e si sente un flebile lamento.
Si apre una porta e, oh meraviglia!, compare uno scenario non più marino, ma quello di un giardino pieno di violette. Raggomitolato, in un angolo, c'è un cagnolino che si lamenta, un lamento lungo e sconsolato.
La sirenetta Helga prova un sentimento di pietà: con le sue pinne doloranti si accosta al piccolo cane e lo accarezza, e quello, con i suoi occhi che implorano compassione, lecca la piccola mano di Helga.
 Gli occhi del piccolo cane sembrano parlare, e invitano Helga e Giacinto a riposarsi: solo un lungo riposo può cancellare il dolore e la disperazione. I due viandanti si stendono in angolo del prato, esausti per il disastroso cammino. Il cagnolino si allungò al fianco di Helga, cercando lenimento anche lui alle sue sofferenze.
Forse dormirono per due giorni continui, o forse anche di più. Quando si svegliarono, una calda luce arancione e amaranto avvolgeva l'orizzonte, annunciando una schiarita nella loro avventura.

mercoledì 3 ottobre 2012

5. Due giganti infuriati

Che cosa debbono fare? Fermarsi, oppure andare avanti? 
- Ci siamo cacciati in un bel guaio - dice Giacinto alla sirenetta.
Ma ogni esitazione viene cancellata dall'improvvisa apparizione di due giganti dagli occhi infuocati e dall'atteggiamento infuriato, che gridano loro: - Via di qua, creature incoscienti! Questa terra è proibita, per voi. E se volete ritrovare la strada che avete smarrito, dovrete fare lunghissimi giri -
I giganti danno un brusco spintone ai due viandanti sperduti, e li fanno precipitare dentro una botola nascosta fra le alghe. Un arpione di acciaio li afferra e li trascina a lungo. La sirenetta Helga sente che le sue pinne non resistono più, ma anche Giacinto è assai malridotto. Chissà se davvero potranno andare avanti?

martedì 2 ottobre 2012

4. Il patto dell'aragosta

Ma ecco che si avvicina una grande aragosta dal vivo colore arancione, e dice alla sirenetta: - Potrete entare a un solo patto: che tu, sirenetta, perda la tua bella voce, e la porta del castello si aprirà. Ma non temere, sirenetta: quando finalmente conoscerai l'amore, ritroverai il canto e la parola -
La sirenetta sente come un singulto portarle via la voce, e nello stesso istante le porte del castello si aprono lentamente. I due viandanti vedono una gran luce ed entrano, ma le porte si richiudono con un forte rumore alle loro spalle.
Camminano lungo un corridoio scintillante, che sembra non terminare mai. Giacinto è stanco: cerca consolazione nella sirenetta, ma lei fa cenno con le mani che non può parlare, non può incoraggiarlo: sembra muta per sempre.

lunedì 1 ottobre 2012

3. La sirenetta dai capelli neri

All'improvviso, compare una sirenetta dai lunghissimi capelli neri, dal corpo slanciato che si chiude con una pinna mobilissima: mentre un mulinello sta per travolgere Giacinto, la sirenetta lo afferra per una mano e lo sorregge contro la forza trascinante del gorgo.
Lottano a lungo contro la violenza delle acque, ma ad un tratto tutto si placa, e davanti a loro compare una meravigliosa vallata nel fondo marino, dominata da un castello, ma fra tanta bellezza trovano una terribile sorpresa: un drago sbarra l'entrata, con le sue sette teste di fuoco e con le braccia e i piedi terminanti con orrendi uncini di ferro, che impediscono a chiunque di avvicinarsi e di entrare nel castello.
La sirenetta invita Giacinto a nascondersi insieme a lei dietro cespugli di alghe, e poi pensa: con il mio canto meraviglioso proverò a far addormentare il drago, e così potremo entrare.
Miracolo: tanto bello e dolce è il canto della sirenetta che il drago si addormenta davvero.
- Evviva! Potremo entrare! - disse Giacinto tutto felice.
La sirenetta prende a bussare al portone del castello, ma non risponde nessuno, e sembra che il grande maniero sia disabitato.