Helga fa un gesto anche al bambino
perché si riposi sul bel prato;
pure il cane si stende a lei vicino,
e dal dolore sembra consolato.
Domirono due giorni, o chissà quanto;
e appena si destarono, di fronte,
una luce d'arancio e d'amaranto
tingeva tutto intorno l'orizzonte.
- Andiamo,andiamo, è ora ormai di agire -
disse il bambino. Ed Helga, sorridente,
si alzò decisa, senza più soffrire.
Il cane andò con loro agevolmente.
Andarono per ore, su una via
odorosa di glicini e di alloro.
Poi videro un'insegna d'osteria,
e cercarono un poco di ristoro.
L'oste sembrava un orco assai ringhisoso;
li accolse con malgarbo, a muso duro.
- Oggi per noi è giorno di riposo!
Se volete, c'è un po' di pane scuro -
Ai nostri amici, tanta era la fame,
quel pane piacque più di una focaccia,
la più squisita di tutto il reame.
In un minuto, non ne restò traccia.
(continua)
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